Capalbio Movie 2018 - XVIII Rassegna cinematografica del lungometraggio: Slow Cinema

Esiste una definizione tradizionale di Cinema Slow che si riferisce soprattutto alla modalità con cui il film viene girato, alla tecnica, all’uso delle immagini. Una “lentezza”, insomma, che riguarda essenzialmente la forma, un cinema che enfatizza i campi lunghi, il fermo immagine, con poca o quasi nulla narrazione. Viene infatti anche chiamato “cinema contemplativo”.

Noi invece abbiano pensato di utilizzare questa parola avendo in mente il contenuto dei film, le storie narrate, i luoghi , il messaggio che il film vuole trasmettere. Così come esistono città slow, di cui anche Capalbio fa parte, e così come esiste il cibo slow, pensiamo che esistano anche dei film che ci parlano di luoghi familiari, a volte luoghi a kilometro 0, che narrano storie che ci toccano da vicino, di problemi di tutti i giorni, problemi del quotidiano, piccole-grandi vicende del qui e ora, che possiamo sentire come anche nostre, senza effetti speciali o l’uso di tecnologie avanzatissime e dispendiose, film che non raccontano storie di extraterrestri, o di mondi di là da venire, o di un futuro che forse mai diventerà presente .

In quasi tutti i film di questa Rassegna 2018 il sentimento prevalente non sarà lo stupore o la meraviglia per la scoperta di chissà quali territori sconosciuti, reali o simbolici che siano, ma il piacere di ritrovarci, simili tra simili, con le emozioni, i desideri, le paure ,le speranze del vivere quotidiano, ma rivissute e raccontate con la poesia e il piacere che l’immagine proiettata sullo schermo riesce sempre ad evocare.

E come con il buon cibo slow, ci auguriamo che la visione di questi film crei dentro di noi una sensazione di benessere, una ecologica salute mentale e psichica, anche quando i temi affrontati e le storie raccontate non sono necessariamente “leggere”. Ci piacerebbe anche che la visione di questi film ci riconcili, almeno un poco, con il nostro essere umani tra altri esseri umani, partecipi di un mondo in cui condivisione, leggerezza, solidarietà sembrano essere diventati valori a serio rischio di estinzione. Potremmo forse, scusandoci con Hannah Arendt, mutuare la sua famosa frase e dire che nei film che abbiamo scelto viene messa in scena una normalissima, quotidiana “banalità del bene”.

 

Recensioni a cura di Giulio Vivoli.

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